Nell’era di Amazon esplodono le vendite verticali di ecommerce più piccoli

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(TEMPO DI LETTURA 4’39”) 

Questa volta voglio iniziare il mio post di evoluzionecommerce con un video. Te lo anticipo molto brevemente.

Peraltro è una buona notizia per chi investe nel commercio elettronico, perché nonostante il virus stia depredando gli utili di molte aziende, online si riesce a vendere piuttosto bene.

Difatti, il video che segue è relativo ai risultati che sta ottenendo un nostro cliente già nelle prime due settimane di vendita. Difatti ha aperto il suo nuovo ecommerce da pochissimo tempo.

Siamo partiti da zero ed ecco quello che succede, quando si segue quel percorso di cui tante volte ho parlato in questo blog e che è assolutamente indispensabile per ottenere risultati di vendita concreti.

Peraltro questo nostro cliente, con cui evoluzionecommerce è felice di collaborare, spende 2,82 euro per ogni conversione su un carrello medio di 37,27 euro.

Fai clic sul video.

Mi fa piacere mostrare gli effetti di un lavoro di gruppo (noi e il cliente in oggetto), perché da tempo insisto sul fatto che avere un ecommerce è oggi ormai indispensabile, sia nel b2c che nel b2b, e che anche nell’era in cui sembra (ma così non è) che Amazon la faccia da padrone, c’è ampio spazio per altro genere di ecommerce.

Si tratta di negozi online di proprietà di piccole e medie aziende, di liberi professionisti e persino della grande industria.

Lo sto scrivendo in tutte le maniere e non può farmi che un grande piacere vedere che, seppure con molto ritardo, se ne stiano accorgendo anche in grandi media.

Ecco di seguito un articolo pubblicato dal quotidiano Il Foglio soltanto pochi giorni fa.

L’articolo riprende le dichiarazioni di imprenditori che descrivono la loro esperienza positiva nel commercio online, ma soprattutto si sofferma su un concetto basilare: quello della verticalizzazione del catalogo.

È questa una strategia che suggeriamo a molti nostri clienti, dopo attente riflessioni sui prodotti che intendono mettere in vendita, sulle diverse marginalità, sulle richieste del mercato, sulla concorrenza da battere e, non ultimo, sulla tipologia di acquirente al quale ci si vuole rivolgere. Impresa o privato che sia.

La verticalizzazione del catalogo, difatti, è un’arma vincente rispetto ai grandi ecommerce, quali ad esempio Amazon, che invece sono magazzini di vendita generalisti.

Su questo punto, spesso il confronto con l’imprenditore è piuttosto arduo, perché viene difficile comprendere per quale motivo se ho a catalogo qualche migliaia di prodotti, ne dovrei mettere in vendita uno solo. Oppure solo una decina.

Ovviamente sto estremizzando.

Il problema vero è che non è la quantità di prodotti che metti online che ti fa vendere (o la piattaforma su cui lavori), ma la tua focalizzazione su una tipologia ben precisa di prodotto, che ti differenzia e ti mette in pole position rispetto ai tuoi potenziali concorrenti.

Così diventa tutto più facile.

Peraltro è piuttosto ovvio che se voglio aiutare le vendite con qualche campagna di marketing, spenderò certo molto meno nel promuovere una sola linea di prodotti, piuttosto che un centinaio o più linee.

Capisco che gli imprenditori siano legati all’immensità globale delle loro produzioni (o del lavoro che da decenni svolgono), tuttavia il fatto di concentrarsi su un ecommerce verticale, non esclude che poi si possa vendere e fidelizzare i clienti acquisiti anche su base orizzontale.

Per essere più comprensibile, faccio un esempio molto banale.

Se sei proprietario di un agriturismo, probabilmente sei fiero del comfort delle tue camere, della tua cucina, dei prodotti naturali che esponi in vendita, dei percorsi-vita che puoi proporre ai tuoi clienti, del paesaggio circostante e di quanto possa essere salubre la vacanza che proponi.

Va tutto bene, ma quanti altri agriturismi possono dire le stesse cose e quanti ce ne sono nella tua stessa zona? La tua soluzione è quella di distinguirti facendo pagare meno il soggiorno e quindi perdendo anche una parte della tua marginalità?

Non penso che sia la strada migliore. Peraltro molto spesso minori costi vengono identificati come minore qualità.

Se però, sempre per restare nell’ordine di un esempio banale, nel tuo agriturismo hai dei cavalli e puoi disporre di una persona qualificata nell’Ippoterapia, ecco che forse ti converrà promuovere questa tua peculiarità di cui nessun altro dispone in zona.

È quanto mai ovvio che se riempirai il tuo agriturismo con famiglie interessate all’Ippoterapia, gli venderai anche i tuoi pranzetti, i prodotti naturali, le passeggiate e tutto il resto di cui ti ho parlato poco fa.

L’esempio vale per qualsiasi genere di ecommerce con qualsiasi linea di prodotti.

Ecco, torniamo così al consueto tema della strategia di vendita che deve essere condivisa tra chi costruisce gli ecommerce, affiancando il cliente con una consulenza preventiva oltre che continuativa, e l’imprenditore proprietario dell’ecommerce stesso.

Non esiste altro metodo, se non quello di avere al tuo fianco un consulente, per raggiungere risultati di vendita concreti.

Certo, non ho voluto dire che basta la verticalizzazione per risolvere tutte le problematiche di vendita di un ecommerce. Sarebbe una banalità. Tuttavia, su questo punto è necessaria una riflessione, soprattutto nell’era in cui Amazon penetra quotidianamente negli smartphone e nella nostra vita.

Con tutti i pericoli per i fornitori che affidano a Jeff Bezos la loro attività online. Su questo argomento mi sono più volte già soffermato.

Quindi, se senti la necessità di confrontarti sulle strategie per vendere online con un tuo ecommerce, nonostante la presenza di Amazon, parliamone insieme quando vuoi.

La possibilità di una strategia vincente c’è. Ragioniamone insieme.

Fallo chiamando il mio numero di cortesia 331 8118 840. Oppure inviami una email per essere ricontattato. Parlerai direttamente con me che (come vedi dai miei scritti) non sono un venditore.

Ti auguro buon lavoro e buone vendite online.
Lorenzo – YOUON/evoluzionecommerce

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