Ecommerce trend 2020: è la pandemia che sfrutta l’online, non viceversa

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(TEMPOP DI LETTURA 3’18”)

Che il 2020 fosse l’anno dei record, nel settore delle vendite online, da tempo non era più solo una previsione, ma una realtà consolidata.

Tuttavia quanto accaduto nell’ultimo weekend di novembre è andato oltre ogni aspettativa. In questo post voglio portarti i numeri di ciò che si è venduto, ma anche alcune riflessioni sul mondo degli ecommerce. Ti aiuteranno nelle decisioni strategiche per la tua attività.

E non parlo certo di Amazon o dei grandi marketplace che, come sai, ritengo persino pericolosi per il futuro delle imprese.

L’informazione che ti sto per dare è quanto mai tempestiva, in quanto parliamo delle vendite di fine novembre 2020, più esattamente del weekend dal giorno 27 al 29 compresi.

Rispetto al 2019 l’incremento delle vendite su internet è stato superiore al 25% (statistica pubblicata da Idealo), ma il dato più eclatante è che gli acquisti online, nel solo mese di novembre, sono aumentati addirittura del 65%. Un segno evidente che gli italiani non hanno atteso il black friday per comprare, ma si sono riversati sul web probabilmente per gli acquisti di Natale, durante l’intero mese.

Questo potrebbe volere dire che internet non è più soltanto un’occasione per acquisti più convenienti, ma al contrario è diventato un’abitudine all’acquisto.

Le percentuali di crescita non sono così banali. Certo, si potrebbe pensare che in un periodo dove si è confinati in casa e i negozi sono chiusi, l’unica alternativa all’acquisto sia il negozio online.

Tuttavia, gli analisti davano in diminuzione il trend di crescita degli ecommerce per via della crisi finanziaria in atto, del lungo periodo di cassa integrazione, delle incertezze verso il futuro, della perdita dei posti di lavoro.

Invece non è andata così.

Il quotidiano La Repubblica informa che nel 2020 i regali per Natale, acquistati online, hanno già superato di 50 milioni di euro il monte acquisti del 2019

Un fenomeno che si conferma in tutta Italia, ma soprattutto nelle regioni Lombardia, Campania e Lazio. Quindi nord, sud e centro. Ecco i titoli di due recenti articoli di stampa che lo testimoniano.

I motivi di questa continua crescita e di un trend che non inverte la sua tendenza, nonostante la crisi economica, vede complice il lockdown, ma non è l’unica spiegazione.

Difatti, causa forza maggiore, l’Italia si è attrezzata strutturalmente per un cambiamento di abitudini all’acquisto, già registrato in altri Paesi europei (Francia, Spagna, Austria, Germania, Scandinavia) ancora prima della pandemia.

La necessità di creare un servizio di vendita alternativo, sia da parte del retail, sia da parte dei produttori (sia b2c che b2b) ha permesso anche al nostro Paese quel salto di qualità che, per verificarsi, aveva bisogno di una motivazione.

Ciò anche a livello infrastrutturale. Sul piano della logistica, per fare un esempio, soltanto per i regali di Natale sono state già fatte 500.000 consegne in più rispetto al 2019

Anche Poste Italiane ha dichiarato un incremento del 91% delle spedizioni su base annua .

Questa grande trasformazione, dunque, non è limitata ad un periodo pandemico, ma si tratta di investimenti destinati a durare nel tempo. Investimenti già in forte espansione fin dal 2017.

ragioniamo sui dati
a livello mondiale

A livello mondiale nel 2019, quindi prima della pandemia, l’80% di chi naviga su internet ha cercato un prodotto o un servizio online e, tra essi, il 74% ha proceduto con un acquisto (dati forniti dalla Università Politecnico di Milano).

Nel 2020 il tasso di conversione mondiale è salito di un 9% rispetto all’anno precedente, attestandosi su una media del 1,72%. Ricordo a tutti che il tasso di conversione è l’indice che valuta la percentuale delle transazioni andate a buon fine, rispetto al numero dei visitatori reali.

Sempre restando su statistiche mondiali, le transazioni online nel 2019 hanno raggiunto un valore pari a 15.751 miliardi di dollari, con un forte incremento delle vendite business-to-business (b2b).

Ti riporto questi dati, non per un mero esercizio statistico, ma per confermare che indipendentemente dalla pandemia stiamo parlando di un mercato ormai molto vasto e di enorme valore, quindi non di un mercato di passaggio.

ecco cosa succede in Italia

Negli ultimi 10 anni, il nostro Paese ha registrato la chiusura di 63.000 negozi. Punti vendita su cui molti imprenditori si appoggiavano per vendere i propri prodotti.

Di conseguenza, soprattutto nell’ultimo triennio, c’è stata una esplosione di aperture di nuovi ecommerce. Soltanto nel 2019 ne sono stati realizzati 6.968 con un incremento del 20% rispetto a quelli aperti nel 2018.

Ovviamente non tutti hanno avuto successo, ma questo non dipende dalla richiesta del mercato, ma dall’approccio con cui l’ecommerce viene realizzato. Ne ho parlato ampiamente in altri post di questo blog.

Già nel 2019, quindi pandemia esclusa, il fatturato delle vendite online in Italia aveva superato il 48,5 miliardi di euro, con un incremento del 17% rispetto al 2018.

Queste le tabelle di crescita e i relativi fatturati.

E, in tutto questo, il Coronavirus come si inserisce?

Forse ti sembrerò in controtendenza, ma la mia convinzione personale è che sia stato il periodo di pandemia a sfruttare il commercio online e non viceversa.

Come hai potuto notare dai dati che ho appena riportato, antecedenti alla esplosione del virus, le abitudini di acquisto si erano già modificate: i negozi chiudevano uno dietro l’altro e i produttori erano obbligati a sostituire il punto vendita fisico con quello virtuale.

Ovunque, nei bar come nei mezzi pubblici, il “vizio” di posare lo sguardo sullo smartphone si era trasformato in un gesto usuale per restare “collegati” con il resto del mondo e delle attività.

Quando la pandemia è piombata come un fulmine a ciel sereno sulle nostre vite, il mercato alternativo era già pronto, efficiente, coinvolgente. Si è trattato solo di miglioralo, di velocizzarne la crescita sul piano strutturale.

Indietro non si torna, anche quando questo maleficio virale smetterà di tormentarci. Anzi bisognerà implementare ancor più l’attività degli ecommerce per non restare fuori dal mercato.

È dunque necessario considerare sempre di più le opportunità che un ecommerce offre alle nostre attività produttive e di vendita.

Se ci sono ecommerce che non funzionano, bisogna farli funzionare. Se non ci sono ancora, bisogna dedicarsi a costruirne uno. La strada è segnata.

Ecco, spero di averti dato validi spunti di riflessione. In ogni caso, se vuoi continuare a ragionare con me su questo argomento, non esitare a scrivermi. Fisseremo una call gratuita, riservata ai soli lettori di questo blog.

Oppure puoi chiamarmi direttamente al numero di cortesia 331 811 8840.

A presto e buone vendite online.
Lorenzo – YOUON/evoluzionecommerce

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